Il dibattito europeo riguarda anche la compatibilità del meccanismo di finanziamento proposto dalla Commissione con i trattati esistenti. Il servizio giuridico del Consiglio dell’Unione è stato chiamato a esprimersi sulla questione.

Non con minore insistenza si tratta sul metodo di finanziamento delle risorse aggiuntive, ovvero i 750 miliardi di euro per il piano per la ripresa. Molti paesi sono scettici circa l’introduzione di nuove risorse proprie dell’UE, mentre la Francia sostiene con forza l’introduzione di un’imposta sulla plastica (unitamente a Malta), dell’imposta sull’adeguamento delle emissione di carbonio alle frontiere, e l’imposta digitale.

A margine della riunione del Consiglio ECOFIN, lo scorso 9 giugno, si è svolta anche la riunione annuale del Consiglio dei Governatori della Banca europea per gli investimenti (BEI). All’ordine del giorno la questione dell’impatto della proposta modificata QFP 2021-2027 sul gruppo BEI. Vari gli strumenti alla cui attuazione la BEI viene chiamata a collaborare – da sola ovvero in coordinamento con le banche nazionali di sviluppo, in Italia la Cassa Depositi e Prestiti: il potenziamento del programma InvestEU, lo strumento di sostegno alla  di solvibilità, il dispositivo per gli investimenti strategici, il potenziamento dell’azione esterna.

L’attuazione di tali strumenti avrebbe un impatto sostanziale sul rapporto tra capacità di prestito rispetto ai mezzi propri (capitale e riserve patrimoniali) della BEI, tale da richiedere un sostanziale aumento di capitale. Ne è emerso un pieno sostegno all’aumento di capitale della BEI (o almeno una piena disponibilità a discuterne). E non potrebbe essere altrimenti, dato il forte apporto di leva finanziaria della BEI, deus ex machina di tante impasse negoziali almeno negli ultimi due quadri finanziari pluriennali dell’Unione. La vera sfida non è tanto quella di reperire un aumento di capitale, ma soprattutto quella della governance della Banca. Ai termini dello Statuto BEI, allegato quale protocollo n. 5 al Trattato sul funzionamento dell’Unione, gli Stati membri sono i soli azionisti della Banca. Una quota crescente di mandati da parte della Commissione affidati alla BEI implica  una quantità decrescente di attività in cui gli Stati membri hanno il controllo esclusivo e non intermediato dalla Commissione europea.

                Il tema più caldo della discussione sul prossimo QFP resta tuttavia la questione degli “sconti”, o riduzioni dei contributi di taluni Stati membri al bilancio comune. Dalla metà degli anni ’80, la composizione delle risorse proprie del bilancio dell’Unione si è evoluta, finendo per fare sempre più affidamento su contributi degli Stati membri basati sul reddito nazionale lordo. Ciò ha portato a un sistema di sconti e correzioni che hanno reso il sistema generale meno trasparente. Sconti e riduzioni non sono inclusi nei trattati dell’UE, ma derivano da compromessi politici innescati inizialmente dal Regno Unito e via via da altri Stati membri. Tali paesi chiedono che le riduzioni del loro contributo al bilancio comune siano mantenuti.

Desiderius Erasmus