Programma di lavoro 2019 – 2021

1. Note introduttive

1.1. La definizione della natura dell’Unione Europea è argomento controverso sin dalla fondazione della Comunità. Lo scontro tra federalisti (oggi europeisti) e nazionalisti (oggi sovranisti) comincia negli anni Cinquanta per giungere fino a noi. In origine le posizioni erano nettamente contrapposte essendo radicate su questioni di principio. Per i federalisti occorreva lavorare agli Stati Uniti d’Europa sul modello degli Stati Uniti d’America. Per i nazionalisti era in gioco la difesa della bandiera che, specie in Francia e per la predicazione di Charles de Gaulle, assumeva i toni del patriottismo repubblicano. I federalisti vinsero la prima battaglia con la Dichiarazione Schuman (1950) e con la creazione della CECA (1951), ma il loro successo si consumò presto a causa della mancata ratifica della Comunità Europea Difesa (1954). Il processo d’integrazione europea, e non di federazione europea, ebbe nuova linfa con la creazione della Comunità Economica Europea (1957).

Il Trattato sull’Unione europea (TUE – Lisbona), all’art. 2, definisce i principi ed i valori cui si attiene l’Unione: il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l’eguaglianza, lo stato di diritto, i diritti umani. I principi ed i valori sono indicati in quanto patrimonio comune agli stati membri. Ed infatti qualsiasi paese terzo che voglia aderire all’Unione deve praticare tali principi in via preliminare ai negoziati di adesione. Sono i cosiddetti criteri politici di Copenaghen.

Su questa base programmatica fu possibile concludere i Trattati di adesione con Polonia e Ungheria (di cui si dirà appresso). Il TUE all’art. 7 contempla le procedure riguardo alle violazioni dei valori fondamentali da parte degli stati membri, mediante un meccanismo di sorveglianza politica ad opera della Commissione. Grazie a questo meccanismo, l’ingerenza negli affari interni dello stato membro è non solo ammesso, ma anche componente fondamentale dell’azione delle istituzioni europee sulla base del Trattato a suo tempo sottoscritto.

Il federalismo rafforza la sorveglianza rendendola internazionale. Il sovranismo punta a ridurla rivendicando il ripristino del pieno controllo dello stato sugli affari interni.

Il dilemma fra sovranisti ed europeisti si ripropone con maggiore vigore oggi, in una fase contrassegnata da una forte pressione esercitata sul partito di centro, il PPE finora guidato idealmente dalla coalizione tedesca CDU – CSU.

I caratteri propri delle relazioni tra Unione e stati nazionali si riverberano su terreni diversi della ricerca scientifica:

  • quello politologico e storico – istituzionale, che definisce il quadro culturale entro il quale ogni altro tema è destinato a collocarsi, considerato che le relazioni politiche fra le istituzioni sono in grado di influenzare gli orientamenti giuridici e normativi e quelli delle modalità di valorizzazione delle soluzioni tecnologiche, industriali ed economiche;
  • quello propriamente giuridico, destinato, in particolare, a identificare un’area che, nell’attingere alla storia delle istituzioni e delle comunità europee, si caratterizza oggi per lo sviluppo sempre più attento di forme di corporate social responsibility (CSR);
  • quello del rapporto tra capacità produttiva ed ambiente, riassumibile nello sviluppo della forma di economia cd. circolare. Si tratta di un terreno di ricerca strettamente collegato ai precedenti in quanto sensibile agli indirizzi di politica europea e nazionale ed all’individuazione di soluzioni che esprimano attenzione qualificata alla responsabilità sociale delle iniziative economiche ed industriali.

È in simile contesto che si inserisce il Centro di Ricerca on European Affairs (CREAF), orientato dalla preoccupazione a trovare (o, se si vuole, ritrovare) le ragioni dello stare insieme dopo oltre sessanta anni dai Trattati di Roma, secondo modalità che non comprimano le singole identità nazionali, ma che ne consentano la piena valorizzazione, in un clima di collaborazione alla costruzione di comunità sociali e politiche proattive allo sviluppo integrale della persona.

1.2 La strategia di impegno ha innanzitutto un’impronta storica, che è insita nel carattere proprio dell’Europa: luogo di confronto fruttuoso fra diverse civiltà già a partire dall’età medievale quale laboratorio politico e giuridico le cui radici risulta opportuno e urgente rimettere a tema. Nei tempi recenti essa ha potuto godere della dialettica tra il funzionalismo di Jean Monnet ed il federalismo di Altiero Spinelli.

Denis de Rougemont a quale scuola apparteneva? Era egli stesso un caposcuola? Una prima linea di lavoro è dunque collocata sul terreno politologico, ove trova spazio un esame delle strategie che hanno contrassegnato lo sviluppo della comunità europea, così da meglio comprendere la direzione verso cui va l’Unione. Il Centro potrebbe avvalersi, in questo, dell’apporto della Fondation Jean Monnet di Losanna.

1.3. Negli ultimi anni, poi, si sono fatti insistenti i richiami alla necessità che il sistema economico sia orientato ad una crescita sostenibile, in cui l’aspirazione al profitto ed al risultato finanziario sia coniugata con la capacità di creare – e mantenere nel medio-lungo periodo – valore economico condiviso nella società nel rispetto dei caratteri propri dei diversi territori europei.

Derivano da tale preoccupazione le iniziative che, a vario titolo, promuovono azioni e politiche di corporate social responsibility (CSR).

Si colloca in tale ambito la Direttiva 2014/95/UE sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario

Ugualmente, attiene, quanto meno lato sensu, ad un rinnovato impegno nella CSR anche la Direttiva 2017/828/UE sui diritti degli azionisti che ambisce ad offrire agli shareholders (e degli altri portatori di interesse) un effettivo coinvolgimento all’interno della “vita sociale” e dei meccanismi di corporate governance delle public companies europee.

Infine, devono essere richiamati il piano d’azione sulla finanza responsabile e le annunciate iniziative sulla tassonomia degli investimenti sostenibili.

Le predette linee di azioni segnano, tutte, un superamento dell’approccio sin qui seguito dalle istituzioni nazionali ed internazionali con riferimento alla CSR: infatti, dalla promozione di essa mediante strumenti di soft law, l’Unione Europea è oramai passata all’emanazione di atti di vera e propria hard law che, con diversi gradi di incisività, indirizzano le scelte strategiche e di governance delle imprese e degli istituti finanziari.

2. Scope of work

Da tali premesse muove dunque il programma del Centro di ricerca, del quale vengono qui tracciate le linee programmatiche. Gli obiettivi possono così essere individuati:

  1. Recuperare sul fondamentale terreno dell’indagine storica, politologica ed istituzionale i connotati dell’Europa quale contesto caratterizzato dalla dialettica tra unità e pluralità e luogo di confronto fruttuoso tra culture e tradizioni diverse;
  2. ricostruire gli effetti, anche indiretti, delle iniziative dell’Unione Europea in materia di sostenibilità e responsabilità sociale di impresa sul diritto societario continentale e, in particolare, sulle regole di governance, sui doveri degli amministratori, sui diritti degli azionisti e degli altri stakeholders;
  3. identificare i tratti comuni di un nuovo diritto europeo dell’impresa che, mediante tali interventi, l’Unione Europea viene progressivamente con il delineare nel solco di una tradizione secolare;
  4. individuare, nei capi di ricerca in cui il Centro opera, gli elementi di criticità delle soluzioni adottate, suggerendo le possibili evoluzioni e le modalità di superamento;
  5. valutare l’effettivo impatto che le iniziative politiche e normative sopracitate hanno sul comportamento delle imprese e degli istituti finanziari, sul miglioramento delle condizioni socio-ambientali, nonché sul contesto macroeconomico anche in termini di fiducia degli investimenti.

3. L’approccio scientifico ed il metodo di lavoro

Il progetto di ricerca impone un approccio multidisciplinare, come è richiesto dalle aree di ricerca investite alla luce dei punti prospettici sopra individuati e dalla riflessione sulla corporate sociale responsibility che richiedono una contaminazione di competenze scientifiche.

Nell’ambito del progetto, le valutazioni di cui al punto 2 d) e 2 e) richiederanno una integrazione dei metodi storici e giuridici con gli strumenti di analisi propri delle scienze matematiche e statistiche o delle scienze ingegneristiche ed ambientali.

Quanto alle indagini giuridiche, il progetto richiederà la partecipazione di esperti di tutti i settori disciplinari, naturalmente coordinati nella prospettiva delle ricerche che si intendono sviluppare.

4. Destinatari dei risultati delle ricerche.

L’attuale contesto sociale e culturale vive una diffusione pressoché incontrollata di dati, notizie ed informazioni mediante mass media e social network.

Ne deriva un rafforzamento della capacità di penetrazione tra il pubblico delle ricerche scientifiche.

Ciò, tuttavia, determina una doppia responsabilità. Oltre a quella propria di ogni ricerca circa la serietà e la attendibilità dei dati e degli outputs forniti, si aggiunge una responsabilità relativa alla irrefrenabile diffusività dei dati oltre i confini delle comunità scientifiche di riferimento.

La consapevolezza di tale duplice responsabilità è colta dal presente programma di ricerca come sfida ed ambizione a produrre risultati destinati – in una prospettiva di stakeholder engagement – al più generale pubblico delle comunità territoriali, sociali, politiche ed economiche in cui il Centro di ricerca si colloca grazie anche alle caratteristiche degli enti che lo sostengono.