A. Area politologica generale. La relazione fra Unione e paesi europei: nazionalismo e federalismo.

Il tema è tornato d’attualità con l’ascesa dei movimenti sovranisti, già nazionalisti, che hanno trovato in Brexit, il recesso del Regno Unito dall’Unione europea, il momento della consacrazione politica. Il sovranismo propone il ritorno al felice passato in cui gli stati – nazione erano pienamente sovrani in casa, senza subire le interferenze delle organizzazioni internazionali e specie dei poteri sovranazionali dell’Unione. Non che pensino di cancellare il patrimonio delle organizzazioni internazionali, essendo consapevoli che una certa dose di multilateralismo deve vigere nell’epoca della globalizzazione. Essi si propongono di limitarne “gli eccessi” in settori che ritengono meglio gestiti a livello interno che a livello internazionale. Quali siano i settori in questione, non è dato sempre comprendere. Si passa dalla politica monetaria (no euro) alla politica migratoria, alla politica di bilancio. Tutto andrebbe ridiscusso in una generale revisione dei Trattati.

Una pista che il Centro intende seguire è quella del recupero del pensiero originario dei federalisti (integrazionisti) a partire dalle lezioni di Denis de Rougemont e Jean Monnet.

Su questo terreno un primo momento di lavoro potrebbe essere costituito dalla realizzazione di un seminario dedicato alle due figure di europeisti, il primo a favore del costituzionalismo federale europeo, il secondo legato al funzionalismo dei passi concreti.

Quanto delle loro eredità sopravvive ai nostri giorni? Vi sono elementi nelle loro elaborazioni che meritano di guidare la politica contemporanea?

Il seminario verrebbe perciò articolato sotto due profili: lo storico – filosofico, il politico. Ad esso farebbe seguito una specifica linea di ricerca destinata ad avvalersi anche di una interlocuzione con le istituzioni dell’Unione Europea.

B. Area di politica del diritto. Corporate social Responsability

Come si è indicato nelle note introduttive, un secondo terreno di ricerca è quello che investe lo studio delle varie iniziative che, in Europa e a vario titolo, promuovono azioni e politiche di corporate social responsibility (CSR).

Anche in tale settore, l’indagine storico-giuridica potrà offrire utili indicazioni e spunti critici, con particolare riguardo alle vicende della rappresentanza del capitale nelle società e alla concettualizzazione in prospettiva dinamica della responsabilità delle persone giuridiche, pure in prospettiva comparata fra gli ordinamenti italiano e svizzero.

È inscrivibile nell’ambito della CSR la Direttiva 2014/95/UE sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, con la quale è stato imposto agli enti di interesse pubblico di attuare una più incisiva disclosure sugli impatti sociali e ambientali della loro attività nonché sui rischi generati o subiti dall’impresa (e dalla sua catena di fornitura) nei predetti ambiti e in quelli relativi al rispetto dei diritti umani o della lotta alla corruzione. Trova qui un fondamento importante l’inserimento nel programma, del tema dell’economia circolare, di cui si dirà innanzi.

Ugualmente, attiene, quanto meno lato sensu, ad un rinnovato impegno nella CSR anche la Direttiva 2017/828/UE sui diritti degli azionisti che ambisce ad offrire agli shareholders (e degli altri portatori di interesse) un effettivo coinvolgimento all’interno della “vita sociale” e dei meccanismi di corporate governance delle public companies europee.

Infine, devono essere richiamati il piano d’azione sulla finanza responsabile e le annunciate iniziative sulla tassonomia degli investimenti sostenibili.

Le predette linee di azioni segnano, tutte, un superamento dell’approccio sin qui seguito dalle istituzioni nazionali ed internazionali con riferimento alla CSR: infatti, dalla promozione di essa mediante strumenti di soft law, l’Unione Europea è oramai passata all’emanazione di atti di vera e propria hard law che, con diversi gradi di incisività, indirizzano le scelte strategiche e di governance delle imprese e degli istituti finanziari.

C. Area di politica industriale. Produzione e Ambiente: l’economia circolare

Tra le attività di ricerca del Centro, costituisce un punto di sintesi delle diverse aree considerate il tema dell’economia circolare, terzo capo di ricerca del Centro, sul quale esso intende coordinarsi con le esperienze più avanzate in Italia e in Europa, sia in sede accademica che industriale.

A tale scopo il Centro intende valorizzare esperienze come quella promossa da alcuni primari operatori economici italiani (ci si riferisce, in particolare, a Sei Toscana S.r.l. e ad Acea S.p.A.), società che hanno portato alla costituzione di un contratto di rete che riunisce alcune fra le più importanti aziende di Utilities italiane, settore nel quale lo sviluppo di programmi di economia circolare assume ovviamente un rilievo determinante.

Un contratto di rete esistente tra tali operatori industriali del settore aiuterà il coordinamento delle esperienze di ricerca già avviate e consentirà al CREAF di partecipare a ricerche e sperimentazioni finalizzate allo sviluppo di nuove attività industriali in particolare in campo ambientale. Attraverso tale collegamento il Centro avrà la possibilità di collocarsi al centro di un fondamentale processo di innovazione nella ricerca.

Le aree di ricerca applicata ed industriale inserite all’interno del nucleo dell’economia circolare, sulle quali si innesterà l’attività del CREAF sono, in particolare, le seguenti:

  • a) ciclo integrato dei rifiuti urbani e speciali.

CREAF intende avviare una collaborazione con SEI Toscana sul terreno di alcune attività di sperimentazione industriale sviluppando anche forme di partenariato con il LINV dell’Università di Firenze e lo spin off PNAT, riferite ad impianti di trattamento dei rifiuti (sistemi per il trattamento del percolato da discarica, delle alghe, dell’amianto, delle ceneri e delle scorie prodotti dai termovalorizzatori).

È possibile qui coordinarsi con l’attività del team coordinato dal prof. Mancuso con riferimento alle tecnologie sviluppate del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, che permettono l’utilizzo di piante selezionale, nutrite con il percolato prodotto dalle discariche.

Al gruppo di lavoro del prof. Mancuso, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha chiesto un progetto sperimentale per l’area della città di Taranto. L’inserimento del CREAF su tali terreni di ricerca permetterà di meglio coordinare simili aree di sperimentazione con le strategie politiche e normative dell’Unione Europea, anche attraverso un’appropriata interlocuzione con gli organi istituzionali di quest’ultima.

  • b) processi di inertizzazione dell’amianto e delle ceneri e scorie prodotte dagli inceneritori, con attenzione in particolare ai procedimenti più innovativi oggi in corso di realizzazione.
  • c) sistema della mobilità a impatto zero ed in particolare la mobilità elettrica.

Le grandi case di produzione di auto stanno velocemente indirizzandosi verso la produzione e la commercializzazione di modelli di auto elettriche.

Una spinta decisiva è stata data dal mercato cinese che si sta indirizzando con forza verso un sistema di mobilità “pulita”. La dimensione del mercato cinese e i grandi investimenti che le aziende produttrici di auto stanno sostenendo per non perdere le quote del mercato cinese, hanno accelerato lo sviluppo di un mercato che fino a poco tempo fa sembrava procedere a passo lento.

Nei prossimi anni verrà realizzata una capillare rete per alimentare le nuove auto elettriche.

Tutto ciò cambierà in modo significativo sia la mobilità privata che il sistema dei servizi e della logistica, con un’attenzione particolare al tema dell’ultimo miglio e dell’accessibilità dei centri urbani.

Fra i protagonisti della realizzazione di questa nuova infrastruttura ci saranno certamente le aziende dei servizi pubblici locali.

L’inserimento del CREAF su tali terreni di ricerca permetterà di meglio coordinare simili aree di sperimentazione con le strategie politiche e normative dell’Unione Europea, anche attraverso un’appropriata interlocuzione con gli organi istituzionali di quest’ultima.