Con questo contributo Desiderius Erasmus avvia la collaborazione al nostro sito con personali informate considerazioni sull’attualità europea.

A Cura di Cosimo Risi

La Commissione europea, sulla base di una iniziativa franco-tedesca, ha presentato il 27 maggio 2020 una proposta modificata relativa al quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, nel quale è incardinato un piano temporaneo per la ripresa 2021-2024: “Next Generation EU”. Il piano è suddiviso in vari strumenti ed incentrato su un’emissione di debito comune fino ad un massimo di 750 miliardi di euro. Il pacchetto comprenderebbe un totale di 500 miliardi di euro in sovvenzioni, mentre il resto dovrebbe essere offerto ai governi tramite prestiti a condizioni favorevoli.

I riscontri iniziali  degli Stati membri sono state moderati o addirittura positivi, delineando “una chiara ed ampia maggioranza che ritiene la proposta della Commissione una buona base di partenza per il negoziato” ([1]). La reazione dei paesi cd. “frugali” – Olanda, Austria, Danimarca e Svezia – all’iniziativa franco-tedesca all’origine della proposta, per i quali la nozione di “sovvenzione” avrebbe dovuto essere accompagnata da condizioni di erogazione ovvero essere sostituita dalla nozione di “prestito”, aveva già segnalato che la realtà delle cose è ben diversa. Una pletora di questioni  sono state sollevate in merito al nuovo piano per la ripresa “Next generation EU”.

Un primo scambio di opinioni tra i Ministri dell’Economia e delle finanze il 9 giugno ha formalmente aperto il negoziato. Una (diplomatica) convergenza di vedute ha riguardato esclusivamente l’opportunità dell’approvazione e – soprattutto – dell’attuazione del piano in tempi rapidi. In particolare, la Francia ha insistito sulla necessità di un accordo sul nuovo strumento per la ripresa e la resilienza (560 miliardi di euro per investimenti e riforme, di cui 310 miliardi in sovvenzioni e 250 miliardi in prestiti) entro il prossimo luglio. La Banca Centrale Europea ha sollecitato di non essere lasciata sola ad assicurare la stabilità finanziaria dell’area euro.

Tanti restano i punti di disaccordo. I principali riguardano: l’ammontare totale del QFP 2021-2027; il rapporto tra sovvenzioni e prestiti; la durata dell’attuazione del piano per la ripresa; la chiave di ripartizione delle risorse; la necessità di rilanciare le riforme o concentrarsi sulla carenza di investimenti; la correlazione con il semestre europeo; la compatibilità del meccanismo di finanziamento proposto con i trattati esistenti; il metodo di finanziamento delle risorse aggiuntive. In altre parole, siamo ancora abbastanza in alto mare.

Quanto all’ammontare totale, i 4 paesi cd. “frugali” hanno evidenziato che l’importo complessivo del QFP è troppo elevato e che, in base alla proposta attuale della Commissione, i rispettivi contributi al bilancio europeo raddoppierebbero, risultando in tal modo insostenibili per i loro bilanci statali. Tra i frugali, la Danimarca ha usato le più “calorose” parole di benvenuto per la proposta della Commissione, per bocca del suo ministro degli Esteri, Jeppe Kofod: “un’aggiunta molto sostanziale alle molte importanti misure che abbiamo adottato a livello europeo per mitigare l’impatto della crisi“. La Repubblica Ceca e la Finlandia sono intervenute in appoggio esterno al gruppo dei frugali. La maggioranza  ha invece sostenuto apertamente l’importo totale proposto dalla Commissione; Italia, Spagna e Cipro, in particolare, hanno tenuto a sottolineare che trattasi del minimo indispensabile.

La suddivisione dei 750 miliardi di euro del “Next Generation EU” tra sovvenzioni e prestiti è un passo importante per i 4 frugali, ma il rapporto risulterebbe ancora troppo sbilanciato a favore delle sovvenzioni: preferito il ricorso ai prestiti per evitare ogni tentazione di “azzardo morale”. L’importanza di ricorrere a sovvenzioni nelle circostanze attuali è stata invece ribadito in particolare da Germania, Francia e Slovacchia.

Anche la durata dell’attuazione del piano per la ripresa è stata oggetto di critiche da parte del gruppo “allargato” dei cd. frugali: quattro anni sono ritenuti troppi, il 2022 sarebbe un termine più equilibrato, da garantire – a scanso di equivoci – magari con una clausola di cessazione di efficacia alla scadere del termine ultimo (suggerimento tecnico di origine scandinava).

Le maggiori divergenze di opinioni riguardano la chiave di ripartizione delle risorse. Il fronte di faglia corre tra est e sud Europa. Il fronte est ritiene che la chiave dovrebbe essere basata sulla prosperità relativa degli Stati membri, in modo da non svantaggiare quelli più in ritardo di sviluppo. La maggior parte delle delegazioni ha messo in chiaro che una chiave di ripartizione con criteri retroattivi non terrebbe conto dell’impatto della crisi pandemica, l’unica raison d’être del “Next Generation EU”. Dunque, l’attuale proposta della Commissione rifletterebbe adeguatamente l’impatto del Covid-19: la ripartizione deve avvenire esclusivamente in favore di quelle regioni degli Stati membri maggiormente colpite dalla pandemia.

Varie delegazioni hanno poi sollevato la questione della condizionalità delle risorse aggiuntive. Tali risorse dovrebbero essere destinate esclusivamente alle spese relative al Covid-19  e erogate subordinatamente ad un chiaro impegno per le riforme strutturali. In modo, poi, da essere correlate con il “semestre europeo”: il ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nel quadro della governance economica dell’Unione. Il fronte “sud” ritiene accettabile legare l’erogazione delle risorse a riforme collegate alle priorità verdi e digitali dell’UE, ma senza che ciò possa far divenire lo strumento per la ripresa e la resilienza un altro programma di aggiustamento economico, in versione edulcorata.


[1]     Così il vicepresidente della Commissione Dombrovskis a termine della riunione del Consiglio ECOFIN.