Compie 90 anni, l’uomo del destino d’Europa.  Mikhail Gorbacev, ultimo Presidente dell’Unione Sovietica e ultimo Segretario Generale del PCUS, nota mestamente che la fine della Guerra fredda non ha condotto alla Pace calda, ma a nuove divisioni lungo l’asse Est – Ovest.

Da una parte gli Stati Uniti con i loro alleati in seno alla NATO, dall’altra la Russia con una rete meno solida di alleanze. La fine della storia, vaticinata da qualche studioso, ha invece aperto un altro capitolo della vecchia storia: quello della contrapposizione. Come se ciascuno blocco avesse bisogno dell’avversario per affermare il proprio primato.

La Russia non sta messa bene sul piano economico. La decrescita demografica a fronte d’un territorio immenso non può non attirare il vicino cinese, al contrario performante in economia e bisognoso di spazi per la sua popolazione eccedentaria.

            Gorbacev si sente tradito dall’Occidente. Il Gentlemen’s Agreement che concluse con George H. Bush è stato violato a ripetizione. L’intesa con gli Americani era che l’Unione Sovietica avrebbe controllato e progressivamente smantellato l’arsenale nucleare e che la NATO, finita la minaccia comunista, si sarebbe dissolta a favore di un nuovo patto strategico paneuropeo.

            L’URSS non esiste più dal 1991, la NATO sopravvive e allarga i confini a lambire le porte di Mosca. Il sogno della ridefinizione del mondo attorno alla cooperazione si è infranto a cospetto delle mire egemoniche dell’Occidente. La Russia è sulla difensiva, l’aggressività verso i vicini (Ucraina, Georgia) è in realtà una strategia di contenimento delle minacce esterne.

            I russi rimproverano a Gorbacev la liquidazione dell’Impero sovietico e il collasso dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche e Socialiste. Le manovre per riacquistare il rango perduto sono faticose e, appunto, contrastate dall’Occidente. L’Amministrazione Biden si orienta alla dottrina di “engagement and containment” (impegno e contenimento): trattative quando possibile, muso duro quando occorre.

            La traiettoria di Gorbacev è rapidissima. Concittadino e pupillo di Yurij Andropov, questi lo vuole a Mosca. Arriva al vertice prima del previsto per le morti, in rapida successione, di Andropov e del successore Kostantin Cernenko. Nel 1985, a soli 54 anni,  Gorbacev diviene prima Segretario Generale del PCUS e poi Presidente dell’URSS. Un potere assoluto  che adopera per salvare il comunismo dal fallimento. Non con una riforma in senso capitalista ma con iniezioni di socialismo e  libertà. 

            Il debutto è macchiato dall’incidente di Cernobyl (1986). La comunità internazionale sfida il nuovo leader a fare chiarezza sul caso. Egli si deve barcamenare fra il desiderio di trasparenza e le resistenze della burocrazia comunista.

            Nel 1987 conclude con Ronald Reagan l’accordo sulla limitazione dei missili nucleari. Nel 1988 ritira il contingente militare dall’Afghanistan, dopo avere lasciato sul terreno 30 mila morti dell’Armata Rossa. La spedizione afghana è destinata all’insuccesso, accadde agli inglesi nel XIX secolo, accadrà agli americani nel XXI.

            Nel 1989 acconsente alla caduta del Muro di Berlino con il semplice avvertimento ai dirigenti della Germania Est che il contingente dell’Armata Rossa di stanza nel paese non interverrà. Nel 1990, consumata l’unificazione tedesca, è insignito del Nobel per la pace. La sua stella è all’apice, il suo volto sorridente, testa calva con la voglia violacea al centro, fa il giro del mondo.

            La gioia non è condivisa dagli ambienti sovietici retrivi. Il tentativo di golpe mentre riposa in Crimea viene sventato dalle truppe fedeli e dall’intervento molto pubblicizzato del Presidente di Russia, quel Boris Eltsin che poi umilierà Gorbacev palesandone l’impotenza a tenere assieme l’impero.   Nel 1991, ammainando la bandiera rossa dal Cremlino si ammaina il percorso politico di Gorbacev.

Nel 1993, con il Trattato di Maastricht, la Comunità europea si trasforma in Unione europea. Per parafrasare Sir Winston Churchill: mai così tanto l’Unione ha dovuto ad un solo cittadino terzo. Si spiega così il seguito che, a distanza di 30 anni, Mikhail Gorbacev riceve in Occidente.

Cosimo Risi