il CREAF intervista Pasquale D’Avino e Antonio Ereditato.
Brescia, ottobre 2022. Cosimo Risi, Vice Direttore del CREAF, incontra il Ministro Pasquale D’Avino (PD) e il Professore Antonio Ereditato (AE). D’Avino, già Ambasciatore d’Italia in Kazakistan e Kirghizistan, è consulente aziendale nel campo dell’energia. Ereditato, emerito di Fisica all’Università di Berna, è Visiting Professor alla Yale University. Sono ambedue originari di Napoli e tifosi della squadra, il solo argomento troppo serio da trattare nell’intervista.
CR: Pasquale, sei appena rientrato dal Kazakistan dove hai accompagnato alcune aziende italiane in cerca di commesse. Il paese è stato il primo, nel 2022, a confrontarsi con la Russia. Alcuni moti interni hanno richiesto l’arrivo di un contingente russo per riportare l’ordine. Quale ora la situazione? Anche in Kazakistan il tentativo del Cremlino di ricostruire l’Unione Sovietica per annessioni progressive?
PD: Fino a gennaio 2022, Kazakistan e altri ex membri dell’Unione Sovietica vedevano Mosca come partner speciale, ingombrante ma garante della loro sicurezza, soprattutto rispetto alla popolosa Cina. A inizio anno, truppe russe aiutarono il Kazakistan a ristabilire l’ordine interno dopo giorni di sommosse. Da febbraio, con lo scoppio del conflitto ucraino, qualcosa si è incrinato e il Kazakistan e altri paesi di Asia centrale e Caucaso temono l’aggressività Mosca, se ne allontanano con prudenza (con l’appoggio americano), in una politica multivettoriale, ad esempio non riconoscono le province orientali ucraine annesse da Putin con il recente referendum farsa. Anche su tale piano, l’operazione bellica russa di febbraio è stata un grave errore, allontanando da Mosca anziché avvicinare il Kazakistan e altri ex membri URSS.
CR: Antonio, l’energia è la chiave della nostre esistenza prima ancora che del nostro benessere. Dal New Green Deal della Commissione al ritorno al carbone. Dove stiamo con la transizione ecologica?
AE: La transizione ecologica procede con relativa lentezza, ma in maniera irreversibile, soprattutto nei paesi che hanno preso consapevolezza, in maniera diffusa nella società, dei serissimi problemi che stiamo già osservando dovuti alla crisi climatica, generata dalla massiccia immissione di gas serra nell’atmosfera terrestre.
Il discorso è prima di tutto quantitativo. Va benissimo andare in bicicletta e acquisire una “cultura verde”, ma bisogna incidere sui processi maggiormente energivori: produzione industriale e trasporto.
La recente crisi ucraina sembra avere definito delle priorità, che relegano, non si sa quanto momentaneamente, la crisi climatica a problema secondario, aprendo la strada ad esempio al ritorno al carbone. Tutto gestito da una politica debole e “short sighted” che riesce solo ad agire sotto la pressione di contingenze e di emergenze.
CR: Pasquale, il Kazakistan è ricco di risorse energetiche. Le nostre aziende fanno affari nel paese? Cosa compriamo e cosa vendiamo esattamente? Quali le prospettive dell’interscambio?
PD: In quel paese ricco di petrolio e gas, grande nove volte l’Italia, motore dell’Asia Centrale, siamo il primo partner commerciale europeo. Ciò grazie agli investimenti ENI e alle opere realizzate da altre aziende italiane – non solo in ambito energia ma anche agro-industriale – valorizzando tecnologia innovazione e capacità gestionale. Il modello vincente si è rivelato il “Made with Italy” che coinvolge, in limitate parti della produzione, gli attori locali. Gli oltre 2 miliardi di euro di interscambio sono destinati a crescere anche in ragione del successo dei beni di consumo italiani, cibo e moda in primis.
CR: Antonio, la transizione ecologica riceve quindi una battuta d’arresto dalla crisi energetica. Alcuni parlano di ricorrere all’idrogeno, altri al nucleare di nuova generazione. Cosa puoi dirci a questo proposito? E soprattutto: esiste o esisterà un nucleare non a rischio?
AE: Quando si parla di energia, e di scienza in generale, i discorsi devono essere quantitativi. A fronte di una decisa lotta agli sprechi e all’incentivazione di una diffusa cultura verde, è prioritario rivolgersi a fonti di energia non produttrici (o generatrici in maniera limitata) di gas serra. Non uso volontariamente la parola “rinnovabili”, un termine spesso usato a sproposito e non sempre capito. Ben vengano quindi, a fianco di soluzioni locali ed “educative” quali l’adozione diffusa di pannelli solari per uso civile, il solare termodinamico, le batterie eoliche offshore, gli investimenti per l’idrogeno, e l’uso del gas naturale per la produzione di energia elettrica, che tuttavia genera CO2 sebbene in misura minore del petrolio o del carbone. La soluzione, come accade per gli investimenti finanziari, deve prevedere dei “portafogli energetici” commisurati alle specificità dei vari paesi, e al loro interno, dei vari ambiti energivori. Il problema è serio e non si può improvvisare o, peggio, agire sotto impulsi emotivi e soltanto politici. In quest’ottica, vi è il discorso del nucleare, un’energia completamente verde. Molti paesi fanno uso da decenni del nucleare di prima o seconda generazione. Gli impianti attuali sono sicuri ed affidabili, al netto del problema dello stoccaggio o ricircolo delle scorie e degli aspetti psicologici ed emotivi. Chernobyl ha causato 63 vittime e un numero di patologie statisticamente attese su un periodo di alcuni decenni difficilmente distinguibile dalle fluttuazioni statistiche del “fondo” dovuto ad altre cause. Pensiamo all’oltre un milione di vittime all’anno per problemi legati all’inquinamento. Quando si parla del disastro nucleare di Fukushima, pochi sanno che il numero di morti dovute al malfunzionamento del reattore fu zero. Le vittime furono causate dallo tsunami. Oggi la ricerca è molto attiva nel mondo sviluppato ed estremamente promettente per la realizzazione di piccoli reattori nucleari di quarta generazione, basati su tecnologie sempre più sicure, affidabili ed efficienti. I problemi sono la programmazione, l’investimento in ricerca e i tempi relativamente lunghi affinché ci sia una stabile produzione di energia. In ogni caso, il treno del nucleare del futuro è partito, l’Italia dovrà decidere non utilizzando vetusti argomenti ideologici, lontani anni luce dalla realtà scientifico-tecnologica e delle tendenze internazionali.
CR: Pasquale, hai prestato servizio in America, Europa, Asia Centrale. Quale la tua idea circa il nuovo assetto globale? Siamo alla fine del multilateralismo classico a favore del nuovo bilateralismo quale vagheggiato da Russia e Cina?
PD: La guerra in Ucraina ha accelerato il processo di formazione di due blocchi contrapposti: l’Occidente, a guida più nettamente USA, ed il gruppo degli anti Americani. In realtà, già nel 2013, ad Astana in Kazakhistan, la Cina aveva annunciato – illustrando il mega programma infrastrutturale noto come nuove Vie della Seta – una visione delle relazioni internazionali diversa da quella di Washington, paritaria quanto al rango delle nazioni, senza più una forte egemonia americana. Per Pechino al centro di questa seconda famiglia di Stati si colloca la Cina in funzione di patriarca (e secondo Mosca, ma è una illusione di Putin, sarebbe un condominio russo-cinese). Questo gruppo pensa che ogni Paese abbia diritto a seguire la sua “via allo sviluppo umano”, come dice Xi jinping, non accetta democrazia e diritti e libertà occidentali come valori fondamentali. In questi mesi, tali Paesi (come Iran, Pakistan, India e altri di Medio Oriente, America Latina, Africa, ovvero più di un terzo della popolazione mondiale) si sono accodati a Russia e Cina alle Nazioni Unite o in varie altre Organizzazioni come il foro di Shangai. L’ Occidente non può limitarsi a chiamarli il “Club dei Cattivi”, ne deve prendere atto e ridefinire le proprie azioni e visioni in modo realistico.
CR: Antonio, oltre a scoprire nuove fonti, ci sono margini per ridurre sensibilmente il nostro fabbisogno energetico? Cosa pensi della decrescita felice?
AE: La più importante chiave di lettura del crescente fabbisogno energetico da parte dell’umanità è meramente macroeconomica, legata profondamente al modello vigente ormai da secoli per lo sviluppo economico e sociale delle società umane. Questo è irrealisticamente sostituibile da un’ipotetica “decrescita felice”. E’ una ipotesi di scuola semplicemente inesistente. A parte il fatto che pochi accetterebbero di rinunciare agli strumenti e agli ausili che riempiono la nostra vita quotidiana, la decrescita porterebbe fatalmente a crisi economiche, disoccupazione, povertà di grandi fasce sociali. Gli abusi e gli sprechi energetici vanno evitati o almeno contenuti, ma molti argomenti portati a favore di queste posizioni sono quantomeno ingenui dal punto di vista quantitativo. Il rifiutare acriticamente e sistematicamente nuovi impianti per la produzione di energia, gasdotti, rigassificatori, pale eoliche perché deturpano il paesaggio, o contratti con paesi fornitori senza proporre soluzioni alternative, lascia il sospetto che non si sia capito il legame profondo e inscindibile tra energia e vita, almeno come la conosciamo e la vogliamo oggi. Va bene decidere politicamente di rifiutare a priori le opzioni di energia nucleare di nuova generazione, rinnovabile ed ecologica, ma poi dobbiamo essere conseguenti e accettare, in sostituzione, fonti di energie non rinnovabili e quindi generatrici di gas a effetto serra.
CR: Pasquale e Antonio, in chiusura vi rivolgo la classica domanda: cosa c’è dietro l’angolo?
PD: Lo scenario internazionale, fluido e pericoloso, comporta la necessità e l’urgenza che UE e Italia rivedano le strategie, all’insegna del contare di più sulle proprie forze. In campo militare e di sicurezza, non possiamo più cullarci nella dipendenza dagli Americani, pena subirne le decisioni anche sul nostro continente. Una Difesa Europea, adeguata e indipendente, mi pare strumento indispensabile di maggiore autonomia e peso internazionale. Idem in campo economico, finanziario, infrastrutturale (e ovviamente anche energetico) e della ricerca e innovazione. Basti pensare che i prodotti iconici di questo Millennio sono quasi tutti americani come Smart Phone, Auto Tesla, Vaccini Pfizer, o cinesi (come i pannelli solari) con un ruolo europeo in declino. Dobbiamo invertire la tendenza: possiamo farcela.
AE: Dietro l’angolo c’è il Sacro Graal dell’energia, ovvero la fusione nucleare, studiata attivamente nel mondo da migliaia di scienziati e finanziata generosamente dai paesi più ricchi, Italia inclusa. L’aggettivo “nucleare” non deve trarre in inganno: si tratta di riprodurre sulla Terra il meccanismo di funzionamento, pulito ed efficiente, del Sole e di tutte le altre stelle.
Quando avremo a disposizione questa risorsa, speriamo entro un paio di decenni, con un litro d’acqua e senza scorie, avremo la stessa energia prodotta da 300 litri di petrolio. E senza alcun rischio di radioattività o esplosioni. Un sogno per la società, un duro lavoro di ricerca per gli scienziati.
