Il discorso del Presidente del Consiglio al Parlamento europeo riflette la personalità di chi lo pronuncia e lo spirito del tempo. La formazione da banchiere centrale, culminata nella presidenza della BCE, si avverte nella formula che adopera per indicare il passo in avanti della costruzione europea: “il  federalismo, che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso – dall’economia, all’energia, alla sicurezza”.

La Conferenza sul futuro d’Europa ha appena chiuso i battenti dopo un anno di dibattito con migliaia di giovani. I risultati saranno presentati il 9 maggio, data doppiamente fatidica per l’Europa e la Russia, ai Co-Presidenti ed al Presidente di Francia per gli eventuali seguiti. Questi possono portare ad un nulla di fatto, sotto il peso delle contrapposte divergenze, oppure allo scatto d’immaginazione che Mario Draghi invoca. Lo scatto, appunto, verso il federalismo pragmatico che attui le parti poco applicate del Trattato vigente e modifichi le regole del gioco. Anzitutto quella dell’unanimità in seno al Consiglio, il capestro di qualsiasi progetto volto a far avanzare il processo.

Fino a Brexit l’Unione era abituata alle riserve britanniche, ora che il Regno Unito ha scelto un’altra via, spetta ad altri stati membri porsi di traverso. E con successo. Il federalismo pragmatico dovrebbe ridurre le possibilità di contrasto togliendo alle delegazioni l’arma finale del cosiddetto veto, e cioè dell’insormontabile riserva se non a costo dell’inazione o del compromesso al ribasso.

Il discorso italiano è stato accolto con comprensibile favore da tutti coloro che hanno in animo il progresso europeo nell’attuale temperie internazionale. La necessità di una “costituzione” d’Europa o comunque si voglia chiamare il nuovo patto federativo fra i Ventisette ed i paesi candidati.

Testo del discorso del Presidente Draghi alla Plenaria del Parlamento Europeo. Strasburgo, 3 maggio 2022