Programma di lavoro 2025 – 2027

  1. Note introduttive

Jean Monnet considerava le crisi come i momenti di svolta nel processo d’integrazione europea. Non ci resta che fare fiducia alla sua memoria e considerare che l’attuale stato dell’Unione non prelude al coma, come nella profezia di Mario Draghi, ma alla resurrezione. Da organizzazione laica non può che confidare nel sussulto di coscienza.

La guerra ormai triennale sul nostro territorio non ha solo provocato i milioni di vittime delle stime di Donald Trump ma anche la perdita di miliardi di euro per la recessione. Emblematica è la decrescita tedesca. La locomotiva d’Europa è nello stallo economico e nel blocco politico. Le prossime elezioni vedranno probabilmente il ritorno di un Cancelliere democristiano, dopo il lungo regno di Angela Merkel e il breve interludio di Olaf Scholz, con una maggioranza da definire, probabilmente chiusa all’apporto dell’AfD in base alla conventio ad excludendum per recintare le formazioni politiche di stampo nazi-fascista.

L’altro corno dell’asse, la Francia, non è che goda di florida salute. Il faticoso Governo Bayrou si regge sulla “non sfiducia”, lo stilema italiano fa scuola. Emmanuel Macron, il solo leader europeo di una qualche statura e pretesa internazionale, regna ma non governa, il suo mandato è irripetibile, la destra di Marine Le Pen studia per l’Eliseo.

La corrente sovranista-nazionalista resta minoritaria nei numeri, rischia di divenire maggioritaria nelle idee. Starebbe per conquistare l’egemonia di marca gramsciana. Elon Musk, il cui destino è appeso alla volubilità di Donald Trump, conia per i sovranisti lo slogan MEGA, Make Europe Great Again, a riprodurre quello analogo dei Brexiters. Proprio ora che i Britannici misurano i danni del recesso e meditano il riavvicinamento all’Unione.

Il conflitto mediorientale fa tragicamente parte del panorama storico-politico da circa ottanta anni. La novità è che la causa palestinese è stata rianimata da Hamas con l’eccidio di ottobre 2023 ma è guardata con orrore e ripulsa dal mondo arabo. Non è un caso che il solo paese mediorientale non-arabo come l’Iran stia dietro al Movimento. Il conflitto israelo-palestinese è la metafora del conflitto fra l’Occidente e l’Iran ed il suo asse della resistenza.

L’Europa è chiamata a pagare i prezzi: della ricostruzione di Gaza assieme alle monarchie del Golfo; della ricostruzione di Ucraina e dell’interposizione con la Russia. Un programma ambizioso quanto potenzialmente micidiale per una Unione che si presenti incerta e divisa agli appuntamenti. La Presidenza Trump accelera i processi. Il progressivo disimpegno dalla NATO impone agli Europei la scelta di aumentare la spesa per la sicurezza a livelli ritenuti finora incompatibili con il mantenimento del welfare sociale. Gli Stati Uniti si confermano alleati ma con il profilo arcigno di chi vuole ridiscutere le ragioni dell’alleanza. L’Intelligenza Artificiale è figlia degli investimenti delle Big Tech Companies, un livello smisurato per la portata delle imprese europee e persino dei governi. Questo rende l’Europa sostanzialmente utente e non produttrice dell’innovazione, presa fra le pressioni degli USA e la concorrenza della Cina.

A dare scarsa prova di coraggio tentennando davanti alle responsabilità pagheremmo un prezzo salato. Nelle relazioni internazionali la credibilità è moneta pregiata quanto l’euro.

Cosa può fare il “piccolo” CREAF a cospetto di eventi grandiosi? Può portare il suo piccolo e intelligente contributo di riflessione senza pregiudizi. Fino a concepire l’irragionevole preconizzato da David Grossman come la chiave del nostro tempo. Stiamo precipitando verso l’abisso dell’irrazionalità – dichiara lo scrittore israeliano – è il momento di ricorrere a soluzioni irragionevoli. Erasmo da Rotterdam, l’autore dell’Elogio della Follia, è un autore europeo. Abbiamo un ricco patrimonio da rileggere con mente aperta.

2. Scope of work

Da tali premesse muove dunque il piano di lavoro del Centro di ricerca per il biennio 2025 – 2027, del quale vengono qui tracciate le linee programmatiche. Gli obiettivi possono così essere individuati:

  1. Recuperare sul fondamentale terreno dell’indagine storica, politologica ed istituzionale i connotati della strategia per la sicurezza economica, posta al centro delle nuove linee di approccio dell’Unione Europea al commercio internazionale, sulla base della struttura propria dell’Europa quale contesto caratterizzato dalla dialettica tra unità e pluralità e quale luogo di confronto fruttuoso tra culture e tradizioni diverse;
  2. Seguire, anche in chiave di analisi critica, lo sviluppo della fase attuale dell’Europa, quale fase orientata allo svolgimento della cd. “transizione giusta”, ossia caratterizzata dal mantenimento di un corretto equilibrio tra sostenibilità ambientale, equità sociale e crescita economica, tutti fattori che spesso appaiono in conflitto.
  3. Conseguentemente ricostruire gli effetti, anche indiretti, delle iniziative dell’Unione Europea in materia di sostenibilità e responsabilità sociale di impresa sul sistema dei diritti individuali e sociali, valutandone l’impatto economico, finanziario e sociale;
  4. Identificare i tratti comuni di un nuovo diritto europeo che, eventualmente recuperando la tradizione storica europea, miri a tradurre in concreta esperienza giuridica, un insieme di principi volti a garantire l’equità nelle transazioni economiche, così innovando l’insieme di regole sulle quali fondare l’attività di impresa che, mediante tali interventi, si presentino innovative e nel contempo incanalate nel solco di una tradizione secolare;
  5. Studiare il rinnovato interesse dell’Unione Europea verso la realizzazione di un programma di difesa comune, ed i riflessi di esso sull’architettura delle istituzioni europee e sui rapporti tra l’Unione e gli stati membri;
  6. In generale e conseguentemente individuare, nei campi di ricerca in cui il Centro opera, gli elementi di criticità delle soluzioni adottate, suggerendo le possibili evoluzioni e le modalità di superamento;
  7. valutare l’effettivo impatto che le iniziative politiche e normative sopracitate hanno sul comportamento dei cittadini, delle imprese e degli istituti finanziari, sul miglioramento delle condizioni socio-ambientali, nonché sul contesto macroeconomico.

3. L’approccio scientifico ed il metodo di lavoro

Il progetto di ricerca impone a) un’intelligente collaborazione interuniversitaria, innanzitutto tra le istituzioni associate al Centro; b) un rapporto appropriato con i territori di riferimento di tali istituzioni che valorizzi le qualità di ciascuna componente, creando vincoli che promuovano la ricerca e la diffusione dei suoi risultati, senza sacrificare libertà ed indipendenza dei ciascun operatore; c) un approccio multidisciplinare, come è richiesto dalle diverse aree di ricerca interessate alla luce dei punti prospettici sopra individuati che richiedono una contaminazione di competenze scientifiche.

Nell’ambito del programma del Centro, le attività e le valutazioni critiche di cui al punto 2 richiederanno una integrazione dei metodi storici e giuridici con gli strumenti di analisi propri delle scienze matematiche e statistiche o delle scienze ingegneristiche ed ambientali.

Quanto alle indagini giuridiche, il progetto richiederà la partecipazione di esperti di tutti i settori disciplinari, naturalmente coordinati nella prospettiva delle ricerche che si intendono sviluppare.

4. Destinatari dei risultati delle ricerche.

L’attuale contesto sociale e culturale vive una diffusione pressoché incontrollata di dati, notizie ed informazioni mediante mass media e social network.

Ne deriva un rafforzamento della capacità di penetrazione tra il pubblico delle ricerche scientifiche.

Ciò, tuttavia, determina una doppia responsabilità.  A quella propria di ogni ricerca circa la serietà e la attendibilità dei dati e degli outputs forniti, si aggiunge, infatti, una responsabilità relativa alla irrefrenabile diffusività dei dati oltre i confini delle comunità scientifiche di riferimento.

La consapevolezza di tale duplice responsabilità è colta dal presente programma di ricerca come sfida ed ambizione a produrre risultati destinati – in una prospettiva di stakeholder engagement – al più generale pubblico delle comunità territoriali, sociali, politiche ed economiche in cui il Centro di ricerca si colloca grazie anche alle caratteristiche degli enti che lo sostengono.

5. Aree di ricerca

5A. La strategia europea per la sicurezza economica. Le relazioni fra Unione e paesi extra europei.

Il tema ha come primo riferimento la Comunicazione Congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sulla “Strategia europea per la sicurezza economica, (JOIN/2023/20 final, 20.6.2023, page 1 (eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52023JC0020), ove si presenta il contesto entro cui valutare e proteggere, in modo proporzionato, preciso e mirato, l’Unione dai rischi per la sicurezza economica, garantendo nel contempo che l’Unione medesima rimanga una delle destinazioni più aperte e più attraenti per gli affari e gli investimenti.

La Strategia rappresenta il cuore del nuovo indirizzo dell’Unione al commercio internazionale e viene ancorata a tre pilastri, volti a promuovere la competitività e la crescita dell’UE, a proteggere la sicurezza economica dell’UE e a collaborare con paesi che condividono preoccupazioni analoghe.

Queste le indicazioni presenti nella Comunicazione del mese di giugno 2023:

“- Promozione della nostra competitività, rendendo la nostra economia e le nostre catene di approvvigionamento più resilienti e rafforzando l’innovazione e la capacità industriale, preservando nel contempo la nostra economia sociale di mercato. Tale obiettivo può essere conseguito approfondendo il mercato unico, investendo nell’economia del futuro attraverso solide politiche macroeconomiche e di coesione, mediante NextGenerationEU e investendo nel capitale umano, anche migliorando le competenze della forza lavoro europea. Ciò richiederà la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e dei mercati di esportazione o la promozione della ricerca e della base industriale in settori strategici quali semiconduttori avanzati, calcolo quantistico, biotecnologia, industrie a zero emissioni nette, energia pulita o materie prime critiche.

– Protezione dai rischi per la sicurezza economica individuati congiuntamente, utilizzando meglio gli strumenti che già abbiamo, quali la difesa commerciale, le sovvenzioni estere, la sicurezza 5G/6G, il controllo degli investimenti esteri diretti e i controlli delle esportazioni, nonché il nuovo strumento per contrastare la coercizione economica. Parallelamente, dobbiamo valutare l’efficacia del pacchetto di strumenti dell’UE e ampliarlo ove necessario per affrontare alcuni dei nuovi rischi che incontriamo, ad esempio legati alle esportazioni o agli investimenti in uscita in una serie ristretta di tecnologie abilitanti fondamentali con applicazioni militari (ad esempio nei settori delle tecnologie quantistiche, dei semiconduttori avanzati e dell’intelligenza artificiale).

– Partenariati con i paesi che condividono le nostre preoccupazioni in materia di sicurezza economica e con quelli che hanno interessi comuni e sono disposti a cooperare con noi per realizzare la transizione verso un’economia più resiliente e sicura. In pratica ciò significa collaborare con la più ampia gamma possibile di partner per rafforzare la sicurezza economica, promuovere catene del valore resilienti e sostenibili e rafforzare l’ordine economico internazionale basato su regole e le istituzioni multilaterali. Ciò significa anche collaborare con paesi che intraprendono percorsi analoghi di riduzione dei rischi, promuovere e concludere accordi di libero scambio e investire nello sviluppo sostenibile e in collegamenti sicuri in tutto il mondo attraverso il Global Gateway”.

Il contesto storico di tensione geopolitica costringe l’Europa al ripensamento di molte strategie e, mentre viene ribadita la centralità della transizione ecologica come elemento di crescita e inclusione, si apre la sfida dell’innovazione tecnologica a supporto anche delle misure di contrasto dell’insicurezza politica e di aumento della sicurezza militare. Nel quadro dei rapporti con la NATO, si ridisegna tutta la filiera dell’innovazione in chiave di tecnologie a uso duale, con ripercussioni anche sull’agenda della ricerca pubblica. Allo stesso modo, al fine di garantire gli obiettivi della transizione, la tecnologia è chiamata a dare risposte alle carenze strutturali europee di materie critiche (litio, cobalto e altri) e la regolazione viene utilizzate per creare incentivi e prevedere risorse per la ricerca e per favorire la localizzazione di industrie strategiche (come quelle dei semiconduttori) anche in Europa in ottica di attrazione dell’investimento diretto estero, oltre che di creazione di un’industria nativamente europea capace di assicurare quella indipendenza tecnologica, energetica e industriale che rappresenta ad oggi un obiettivo di primaria importanza.

In questo contesto, è fondamentale che l’Europa sviluppi politiche per assicurare un approvvigionamento sostenibile e sicuro di materie prime, riducendo la dipendenza da paesi terzi e investendo in economia circolare e processi di riciclo avanzati. Solo attraverso un approccio strategico e sostenibile sarà possibile garantire una crescita economica stabile e una reale indipendenza tecnologica, energetica e industriale.

Giusta la rilevanza della sviluppo e della crescita delle relazioni tra Unione e Nordafrica, è centrale l’avvio, da parte dell’Unione europea nel febbraio 2022, del Global Gateway per l’Africa, il piano per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture nel Continente africano che prevede la realizzazione di progetti che coinvolgono il settore digitale, il clima e l’energia, i trasporti, la sanità, l’istruzione e la ricerca, e ha lo scopo di aumentare la connessione tra l’Europa ed il resto del mondo, lanciato nel 2021 per discostarsi dalla Belt and Road Initiative cinese. 

Con riguardo al trasporto aereo, la Libia ha recentemente richiesto alla Germania di revocare il divieto europeo sugli aerei di linea libici, evidenziando la volontà del governo di unità nazionale di ristabilire e rafforzare i legami economici e commerciali con l’Europa.

Sono peraltro ricomparsi i voli diretti tra Italia e Libia, che erano stati interrotti a causa della guerra civile in corso nel Paese nordafricano. Il 24 luglio 2023 un aereo d’Ita Airways ha riaperto la rotta tra i due Paesi, volando da Roma a Tripoli. Il 9 luglio 2023 è stato firmato un accordo per superare l’EU Flight Ban del 2014. Il riavvio del traffico commerciale potrà interessare anche il trasporto delle merci e continuano le visite da parte dell’Enac italiano a Tripoli.

Pur rimanendo incertezze – poiché, anche nel dicembre 2024, la Commissione Europea ha prorogato il divieto di volo per le compagnie aeree libiche (che rimangono nell’elenco EU safety list), citando persistenti preoccupazioni in materia di sicurezza – la rilevanza del tema lo qualifica come ulteriore oggetto d’attenzione tra le attività del Centro di Ricerca.

5B. Transizione giusta e misurazione di impatto. La politica del diritto europea e gli scenari interni e quelli internazionali.

Il tema della sostenibilità è oggi centro della riflessione sulle strategie di crescita dell’Unione Europea. Politiche pubbliche e strategie di investimento appaiono influenzate in modo decisivo dal criterio guida della sostenibilità, che si è progressivamente affermato nella definizione dei programmi di crescita e di sviluppo socioeconomico come strumento adeguato a rendere quei programmi efficaci a sostenere la crescita transgenerazionale dell’economia e della società. Si tratta di un cambiamento che ha assunto il nome di ‘transizione giusta’.

Lo studio di questo tema ha come riferimento il rapporto tra transizione giusta e sostenibilità attraverso il criterio della valutazione di impatto delle politiche dirette alla realizzazione della transizione. Si tratta di una valutazione che, oltre a investire l’ambito ambientale, coinvolge, in termini, forse, ancora più rilevanti l’ambito sociale. Essa rappresenta lo strumento per trasferire il concetto di transizione e quello di sostenibilità da un piano di indirizzo generale delle politiche di investimento a quello di un effettivo cambio di paradigma.

Rilevante, ai fini di questo studio, risulta essere l’approfondimento della contrattualistica pubblica, partendo dall’importanza che in Italia ha conferito il nuovo Codice dei contratti pubblici alle clausole c.d. “verdi” ed alle clausole sociali, sulla scia dell’attenzione recentemente rivolta dalla Costituzione italiana ai temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile anche in relazione alla libertà d’inziativa economica.

La domanda sottostante a questa area di studio è se transizione, sostenibilità e valutazione di impatto costituiscano effettivamente le strutture portanti delle azioni delle politiche pubbliche nei paesi dell’Unione, così da riprendendo e dare nuova linfa vitale a nuovo slancio agli indirizzi che gli artefici della ricostruzione post bellica (De Gasperi, Schuman, Adenauer) posero a base del welfare che ha caratterizzato la crescita dell’Unione Europea nei primi cinquant’anni della sua esistenza con l’impiego di corretti parametri di equilibrio tra politiche industriali e politiche sociali, tra crescita economica e redistribuzione della ricchezza.

5C. Criteri di determinazione dei prezzi ed equità delle transazioni economiche.

Il tema si presenta di particolare attualità in una fase che appare di profonda trasformazione delle relazioni internazionali in chiave di più estesa ed approfondita conflittualità.

La normativa dell’Unione europea sul diritto dei contratti e sulla protezione dei consumatori ha introdotto principi che mirano a garantire l’equità nelle transazioni economiche. La Direttiva 2011/83/UE, ad esempio, stabilisce diritti fondamentali per i consumatori, promuovendo la trasparenza nei prezzi e mirandosi a contrastare pratiche commerciali scorrette.

Nell’immediato futuro vi è da attendersi interventi diretti a regolamentare il nodo dei dazi a livello di rapporti tra l’Unione ed i sistemi degli altri attori attivi sulla scena internazionale.

Rinnovare la riflessione sul tema appare perciò essenziale per garantire un equilibrio tra i valori sanciti dalle carte costituzionali degli Stati membri e dai trattati dell’Unione Europea, che potrebbero, tra l’altro, entrare reciprocamente in conflitto.

Del resto, si tratta di un settore e di una questione che presentano origini lontane.

Intanto, se con l’emergere delle prime forme di protocapitalismo, economisti come Adam Smith e David Ricardo concentrarono la loro attenzione sul mercato e sull’influenza posseduta sugli scambi dal rapporto tra domanda ed offerta. la questione della determinazione del prezzo delle merci oggetto degli scambi (ossia, per dirla con la formula impiegata in sede tardo antica e poi medievale, la questione del “giusto prezzo”) rimase rilevante, evolvendosi e adattandosi ai cambiamenti economici e sociali.

Il concetto di “giusto prezzo”, infatti, affonda le sue radici nella storia giuridica, economica e filosofica dell’Occidente. Già nell’antichità, pensatori come Platone e Aristotele si erano interrogati sul significato della giustizia nelle relazioni commerciali. Nel dialogo “Leggi”, Platone legava il prezzo giusto alla giustizia sociale e al bene comune. D’altra parte, Aristotele, nella “Politica”, sosteneva che i prezzi dovessero riflettere il valore intrinseco dei beni, evitando speculazioni dannose per la comunità.

In epoca tardo antica, Sant’Agostino enfatizzò l’importanza della giustizia nelle transazioni commerciali, sottolineando che i prezzi dovevano riflettere il valore reale dei beni e condannò, in quanto ingiuste, le pratiche speculative.

Nel medioevo, l’influsso della dimensione canonistica, che considerava anche l’ambito economico un terreno per l’attuazione della giustizia, spinse verso rapporti contrattuali ispirati a equità e buona fede.

Con il passaggio all’età moderna, gli esponenti della Seconda Scolastica dell’Università di Salamanca identificarono il giusto prezzo con quello che rifletteva il valore reale di un bene, considerando sia i costi di produzione che l’utilità per l’acquirente. Pur affermando che i prezzi dovessero essere determinati dal mercato, denunciarono senza ambiguità pratiche di usura e speculazione come inaccettabili e moralmente errate. Il tema coinvolgeva la qualificazione della giustizia come giustizia distributiva, piuttosto che come giustizia commutativa e la riflessione del tardo Cinquecento contribuì in modo importante a porre le basi per l’evoluzione della teoria economica medievale, integrando principi etici nelle pratiche commerciali.

Anche il giusnaturalismo moderno affrontò la questione del giusto prezzo, ma, sebbene autori come Domat la segnalassero come rilevante, il problema fu marginalizzato dalla vocazione a enfatizzare la volontà individuale espressa mediante il contratto. Questa impostazione influenzò la codificazione francese e caratterizzò gran parte di un Ottocento, in cui si giunse ad affermare che “Qui dit contractuel, dit juste”.

Tutto questo induce a ritenere la particolare attualità del tema, coe area in grado di contribuire alla riflessione sui caratteri del welfare state di matrice europea, cogliendone la differenza dal welfare state proprio del mondo anglosassone.

5D. La difesa dell’Unione nel quadro dei nuovi scenari internazionali e la relazione tra Unione Europea e i paesi del bacino del Mediterraneo.

          Dal 1954, l’anno della mancata ratifica del Trattato CED, il fantasma della difesa comune si aggira per l’Europa. Nel 2025 scocca l’ora della decisione, e non solo per impulso europeo, anche se non sono mancati gli appelli all’autonomia strategica, ma anche per la sollecitazione americana di fare di più per la sicurezza. In ambito NATO anzitutto: per portare il contributo europeo alle spese fino al 5% del PIL e comunque, secondo stime del Segretariato, almeno al 3,8%. Le une e le altre sono cifre difficilmente raggiungibili per la maggioranza degli stati membri, l’Italia a fatica tocca il promesso 2%. Le proposte di questo tipo all’opinione pubblica rendono difficile qualsiasi passaggio elettorale. Gli investimenti in sicurezza, per quanto benefici per l’industria nel suo insieme, comportano il sacrificio di pezzi di welfare sociale.

          A monte della scelta finanziaria è il tema della partecipazione europea all’Alleanza, qualora questa perda o veda ridotto l’impegno americano. Si pone, cioè, il classico dilemma se la difesa comune sia il pilastro della completa autonomia strategica o il rafforzamento della gamba europea della NATO.

          Il punto è in agenda, il momento incalza. Lo dimostra la guerra alle porte dell’Unione, lo enfatizza il contatto diretto fra la dirigenza americana e la dirigenza russa. Se le anticipazioni sono corrette, gli Americani vorrebbero addossare all’Unione, non alla NATO, il principale onere della forza di interposizione fra Russia e Ucraina. Lo schieramento ottimale sarebbe di duecentomila militari, un contingente lontano dalle nostre capacità di dispiegamento. Si pensi solo che stentiamo a schierare i cinquemila della forza di rapido intervento. Occorre quindi che il contingente europeo sia integrato da forze asiatiche, persino cinesi per garantire la Russia e, insieme, l’Europa dalla possibile revanche del Cremlino.

          L’Unione è chiamata a bilanciare la scelta delle priorità. Del fronte orientale si è detto, caldo è il fronte meridionale, il più vicino agli interessi italiani. La Libia, in primo luogo, fonte di idrocarburi e di migranti. Il Medio Oriente, in secondo luogo, dove pure si esercita l’attivismo americano. Mentre la Libia è lasciata alle cure europee, con alcuni stati membri in concorrenza fra loro, il dossier Israele-Palestina-Iran è curato direttamente da Washington.

Da copione, l’Amministrazione gestisce il processo diplomatico, salvo lasciare il conto da pagare all’intendenza europea. In questi frangenti si misura la modestia della nostra attività. Seguiamo gli eventi, non li anticipiamo.

La riflessione, anche in seno al CREAF, dovrebbe perciò riguardare le insufficienze del quadro istituzionale, in primis la tenaglia dell’unanimità su certi passaggi fondamentali per qualificare la nostra azione esterna. Se l’Unione dovesse allargarsi a nuovi paesi, la riforma del diritto primario si porrebbe con drammatica urgenza.

          La Commissione europea ha per la prima volta il responsabile per la difesa, con il compito di razionalizzare la spesa europea. Ma nell’ambito delle risorse allo stato disponibili. Resta di attualità il piano Draghi di emettere nuove obbligazioni europee per dare slancio al settore. L’idea sarebbe vincente, occorre che superi le riserve degli stati membri frugali.

28 febbraio 2025